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Gruppo di piloti praticanti il volo libero in deltaplano e parapendio
aderenti alla asd FIVL - Associazione Nazionale Italiana Volo Libero (registro CONI n. 238227)

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CILP 2012 - domenica 27 maggio
LA SPIETATA CRONACA DI UNA DURA GIORNATA DI GARA
logo CILP
podio classe fun 12
classe FUN
1 – Fabrizio Conticello
2 – Stefano Gallazzi
3 – Paola Ferraina
podio classe pro 12
classe PRO
1 – Piero Gravinelli
2 – Paolo Comandini
3 – Ignazio Benedetti
podio classe sport 12
classe SPORT
1 – Alberto Della Vedova
2 – Michele Grimaudo
3 – Vincenzo Parasilliti
podio club cilp 12
Migliore Associazione: Delta Club Laveno

logo vlb 1980C’è davvero da restare sbigottiti per come un’organizzazione, quella del CILP, che si prefigge di far volare tutti in sicurezza, abbia prima assegnato al Volo Libero Bergamo una tappa dell’interregionale, inizialmente prevista addirittura il primo aprile, e poi ne abbia irresponsabilmente autorizzato la disputa in una giornata, quella del 27 maggio, in condizioni al limite dell’umano.
Già di buon mattino, mentre a fatica e tra difficoltà immani, tentavo di raggiungere Palazzago dopo una notte in bianco trascorsa a combattere contro bufere di vento che spazzavano senza tregua l’intera regione, la strada appariva una desolata ed insidiosa lastra di ghiaccio. Temperature a doppia cifra sotto lo zero, vento gelido ed un cielo plumbeo come mai si era visto prima non facevano certo presagire il meglio. La radio annunciava, oltre agli inevitabili disastri, che nello zoo cittadino perfino due orsi polari e quattro foche erano deceduti per il freddo.

Ciò nonostante, una folla di piloti, valutata approssimativamente in alcune centinaia di soggetti, sprezzati del clima siberiano e sopravvissuti per puro miracolo durante il viaggio di trasferta, si ammassava in atterraggio per imbarcarsi sulle navette proditoriamente condotte da autisti Indiani (non nel senso di pellerossa). Alcuni apparivano allo stremo delle forze, praticamente congelati, e d’aspetto assolutamente poco rassicurante, cosa quest’ultima, a dirla con franchezza, per loro del tutto normale anche con temperature nella media stagionale.

Ma non era certo questo banale frangente di maltempo che poteva porre in difficoltà una solida e collaudata organizzazione come la nostra, famigerata fin dal nome, Gare a Vanvera, e che aveva previsto con lungimiranza ogni emergenza. In breve tutti i piloti sono denudati, spalmati di grasso di balena, sottoposti a clistere antigelo, rivestiti con pelli d’orso, imbarcati sui gatti delle nevi e trasferiti in decollo sul Monte Linzone (1397 m). Disgraziatamente sopravvivranno solo 38 classe Pro e 12 classe Fun. D’altronde è la selezione naturale che può garantire il miglioramento della specie.

Saggiamente e con giustificata prudenza il direttore di gara Luciano Pagnoni autorizza i decolli solo dopo il terzo scroscio di grandine, verso le ore 12,20, con start alle 13 e finestra (non nel senso edile del termine) chiusa alle 14, orari approssimativi in quanto anche gli orologi avevano smesso di funzionare. Tuttavia un osservatore attento ed obiettivo come lo scrivente non può che sottolineare l’inopinata scelta del percorso di ben 37 km per la classe Pro e poco meno per la Fun, contrassegnato da boe (non nel senso nautico) poste con allarmante sequenza in Roncola, al Monte Tesoro, atterraggio Palazzago, decollo Valcava, Bruntino e Piacca prima di raggiungere la meta. Nell’infuriare della bufera, l’individuazione delle boe può avvenire solo grazie alla mappa predisposta da Piego dell’Orobica Volo Libero, essendo praticamente a zero la visibilità e congelati i GPS.
A nulla possono gli accorati consigli del tutor Paolo Zammarchi, dimagrito in due ore di circa 25 chili e mantenuto in vita da abbondanti endovene di sostanze inconfessabili che gli hanno causato la perdita dei capelli: é un Calvario. Sotto l’inclemenza del freddo, a quote suicide attorno ai 1900 metri, sballottati dalla furia degli elementi, i piloti sorvolano posti come la Valle del Diavolo, il Picco della Morte, il precipizio dell’Impiccato ed altre località amene.

In atterraggio il responsabile dei punteggi Silvestro Biondi, più che le tracce, può giusto refertare i decessi, opportunamente coadiuvato dalla segretaria Barbara Sonzogni in avanzato stato di ibernazione.
A tutela della salute dei presenti e con apprezzata sapienza, l’organizzazione ha predisposto un buffet ipocalorico di chiara derivazione Inut: pesce e carne cruda di foca, di tricheco, di balena e stufato di caribù provenienti dai forniti frigoriferi del Salumificio Gamba di Villa d’Almé, mentre la sempre eterna famiglia Magnoni, in ciaspole e colbacco d’ordinanza, ha provveduto a dispensare vivande ad alto contenuto zuccherino e beveraggi altamente alcolici. Coadiuvano il tutto, con solerte presenza, generoso slancio ed adeguata confusione Roberto Beria, che come mastro gelataio si trova perfettamente a suo agio nel freddo, l’estroverso Luca “spina” e mezzo Volo Libero Bergamo che coordina perfettamente la predetta con il dovuto caos. Grazie al cielo l'altra metà era rimasta a casa.

Colpo di scena finale, sempre grazie all’effervescente genialità di Gare a Vanvera: con rapido spostamento su futuristico aereo supersonico, da non confondere con la navetta molto, ma molto subsonica che ci hanno prestato i cugini dell’Orobica Volo Libero per i recuperi, l’intero circo del CILP viene in pochi minuti trasferito sulla favolosa spiaggia tropicale di Ipanema, in Brasile, dove vengono premiati i vincitori della gara, come dimostrano inequivocabilmente le foto a lato che li ritrae in abbigliamento ben diverso da quello polare che dovrebbero vestire. A bocca asciutta (non nel senso di orifizio per il cibo) i piloti di casa. Anzi, praticamente assenti. Beh! E mica siamo scemi ad andare a volare con un tempo del genere!
Dal vostro affezionato cronista per il CILP 2012 è tutto. Alla prossima

Gustavo
skype: gustavo.vitali

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