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21 agosto 2010
LA POSTA DEL POLLO

Il Barone Rosso è tra noi!

Cari Lettori,
da un affezionato e documetato, benché anomimo, lettore, la redazione riceve interessante missiva contenente preziosa e dettagliata documentazione circa un controverso quesito storico: Manfred von Richthofen, noto aviatore tedesco detto Barone Rosso, si e' reincarnato in tempi odierni?
Dopo approfondita e accurata analisi di suddetta documentazione, diamo volentieri alle stampe esauriente, ancorché esaustiva, risposta: si, il Barone Rosso si e' reincarnato sotto le spoglie di Giovanni “dracon”!
Potete constatare voi stessi dal confronto tra la foto del Barone (quello vero), ritratto in braccio a mamma e in divisa, e quelle di Giovanni, ritratto in ... altre pose: sono proprio la stessa persona!
Ora la domanda sorge spontanea: ma se Giovanni è la reincarnazione del Barone Rosso, perchè vola tanto male?
Facile: basta leggere la storia, quella del Barone, non quella di Giovanni, che, a puro scopo eruditivo, Pollo Libero si pregia di pubblicare.
Buona lettura.

Vita, morte e miracoli del Barone Rosso

Manfred Albrecht Freiherr von Richthofen (codice fiscale BRN RSS 02G92 B205M) e' entrato nella storia quale asso per eccellenza di tutte le aviazioni impegnate nella prima guerra mondiale (1915-1918) e consacrato nella leggenda con il soprannome di Barone Rosso, non per il colore del look, ma per il rosso degli aerei da lui pilotati.
Nasce a Breslavia, allora Germania, oggi Polonia, il 2 maggio 1892 sotto il regno del Kaiser Guglielmo II, quello con elmetto munito di chiodo, tanto per intenderci. Non sappiamo quanto pesasse il neonato, ma non e' un dato saliente ai fini della nostra storia.
Da bambino si trasferisce con la famiglia a Schweidnitz (oggi Swidnica, Polonia), trasloco compiuto verosimilmente in treno, considerando che in un triplano difficilmente potevano entrare i mobili di casa. Peraltro desta meraviglia la facilità con la quale spostavano le città ora di qua ora di la' del confine.
In gioventù pratica caccia, equitazione e la briscola, attività quest’ultima messa in dubbio da alcuni storici, anzi, quasi tutti. Completato il duro addestramento militare di cadetto, si arruola nel reggimento degli Ulani, passando poi in fanteria.

Il mito
Scocciatosi di marciare come fante, allo scoppio della Grande Guerra, che per altro di “grande” ebbe solo il numero dei caduti (10 milioni), entra in aviazione. Nell'arma aerea tedesca (Luftstreitkräfte) fa il decisivo incontro con un altro grande aviatore, Oswald Boelcke, che molto contribuirà al suo successo nel settore. Il primo combattimento vittorioso del nostro avviene sopra Cambrai, Francia, il 17 settembre 1916.
Abbatterà in tutto 80 aerei, ovviamente di quelli nemici, prima di essere a sua volta abbattuto. Insomma, vale il proverbio, “chi la fa, l’aspetti”.
Nel 1917 gli viene affidato il comando della Jasta 11, squadriglia da caccia soprannominata il Circo Volante in quanto utilizzava il treno (mezzo allora utilizzato negli spostamenti dei circhi) per correre lungo il fronte, tentando di contrastare le soverchianti formazioni britanniche del Royal Flying Corps. Queste gli stavano cordialmente antipatiche, tanto che scrisse: "Sono un cacciatore: ogni qualvolta riesco ad abbattere un aereo inglese, il mio desiderio di caccia e' soddisfatto per un quarto d'ora".
Dal 24 giugno 1917 ricopre l'incarico di comandante del Primo Jageschwader (stormo da caccia).
Tuttavia la carriera del Barone aviatore non ebbe facili inizi. Bocciato la prima volta agli esami, era, proprio come il nostro Giovanni "dracon", un volatore stanziale, poco incline al "cross"; prediligeva la caccia del nemico all'acrobazia e in tale ottica sceglieva i piloti delle sue squadriglie.
Diventerà un mito alla lunga, applicando la tattica abituale di cercare piloti inesperti o aerei in difficoltà per prenderli di mira ed abbatterli. Non era proprio come sparare sulla Croce Rossa, ma poco ci mancava.

L'ultimo volo
Il 21 aprile 1918 il Barone Rosso decolla dal campo di Cappy con altri nove piloti tra i quali suo cugino Wolfram von Richthofen, quest’ultimo alle prime missioni, incontrando la 209.a squadriglia della Royal Air Force.
Un giovane tenente canadese, Wilfrid May, nota l’inesperto cugino del Barone restare ai margini del combattimento e gli va alle costole aspettando l'occasione propizia per silurarlo. Galanterie tra piloti. Accortosi che il Wolfram è in pericolo, Manfred insegue a sua volta Wilfrid. Questi cerca di allontanarsi perché – pensa la sfiga! – nel frattempo la mitragliatrice si inceppa.
In questa azione ill Barone commette un errore che gli costerà la pelle. Infatti, a differenza di quanto aveva teorizzato nel suo manuale, cioe' di evitare combattimenti sopra le linee nemiche, quel giorno non prende tale precauzione. Voci di corridoio, per altro mai verificate, riferiscono che era decollato non al meglio delle condizioni psico fisiche, causa la nottata passata con gli amici in birreria, dimenticandosi perfino di pagare il conto, tanto che la famiglia non riceverà mai le condoglianze del gestore.

Vedendo il triplano del Barone Rosso in procinto d'attaccare May, il capitano Arthur Roy Brown, altro pilota canadese, decide a sua volta di attaccare costui. Presi dalle scalmane del combattimento, il codazzo di aerei sorvola a bassissima quota le munite trincee nemiche del fronte della Somme, senza suscitare troppo entusiasmo tra i soldati a terra.
Ufficialmente ad abbattere il Barone Rosso sarebbe stato Brown che però non ha mai rivendicato la vittoria. In pratica a far fuoco sul triplano rosso furono il sergente Popkin o l'artigliere Robert Buie della contraerea australiana, svegliati di soprassalto dal frastuono dei motori sopra le loro teste. Immaginate che cavolo dovrebbe fare chi vive ai margini di Malpensa ...
Un altro mito da sfatare e' che ad abbattere il Barone Rosso sia stato Snoopy, il bracchetto dei fumetti di Schulz (che e' un fumettista, non un pilota tedesco), quello che sul tetto della cuccia, in sciarpa e occhialoni, sogna di sfidarlo in un duello aereo. Per giunta l’azione non avvenne neppure in “una notte buia e tempestosa”. Però le battaglie immaginarie del cagnolino hanno ispirato la canzone “Snoopy contro il Barone Rosso” di Giorgio Gaber.

Colpito da un proiettile che gli trapassa il torace e la carlinga in legno e tela del triplano, il Barone Rosso compie un'ultima prodezza: portare a terra l’aereo intatto. Alcuni testimoni raccontarono d'averlo sentito dire “Kaputt”, riferito al suo aeroplano, prima di morire, un po’ come oggi accade che dopo un incidente stradale alcuni non si preoccupano delle ferite, ma dei danni all’auto.
Avrebbe compiuto ventisei anni entro un mese e era il suo ultimo giorno di guerra, perché la madre aveva ottenuto dal kaiser Guglielmo il congedo anticipato del figlio, segno che le raccomandazioni non sono prerogativa solo italiana.

Oggi
Dopo varie peripezie, dal 1976 le spoglie di Manfred von Richtofen riposano a Wiesbaden, in Germania. I discendenti del Barone Rosso vivono attualmente a Trieste, la sua reincarnazione a Bergamo.
Beh! Avrete capito che in questa storia abbiamo aggiunto del nostro. Tuttavia le notizie di base sono assolutamente veritiere. Non ci credete? Consultate l’enciclopedia (anche se in alcuni punti abbiamo dovuto correggere, grazie alle indicazioni del nostro anonimo lettore).

Grazie per la pazienza da parte di tutta la redazione, rappresentata in toto dal qui scrivete vostro affezzionato

Gustavo

pollo libero testa
barone rosso bimbo
Manfred von Richthofen,
il Barone Rosso,
con la madre
dracon bimbo
dracon bimbo vasca

Il Barone Rosso nostrano quando aveva piu' o meno l'età di quello originale.

barone rosso divisa
dracon barone rosso grande
Sopra, il Barone Rosso in divisa e, sotto, quello di casa nostra in fantasiosa imitazione della predetta
triplano barone rosso
snoopy
Il triplano del Barone Rosso
e Snoopy, il bracchetto
che sogna di abbatterlo