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storia parapendio

Parapendio: storia, cos'è e come funziona

Ci sono varie storie e tradizioni che attribuiscono la nascita del parapendio a diverse nazioni. Quella più comunemente accettata racconta che, nel 1978, tre paracadutisti francesi Jean Claude Bètemps, Gèrard Bosson e Andrè Bohn, allo scopo di ridurre i costi, iniziarono i primi voli dal monte Pertuiset sopra Miuessy con le loro ali da lancio, ben lontane anche esteticamente dall'attuale parapendio.

La pratica guadagnò subito adepti, complice la relativa semplicità e bellezza del volo in montagna e la praticità del nuovo mezzo. Si rese necessario studiare profili e soluzioni tecniche più adatte alla situazione. Il parapendio andava evolvendosi per la propria strada, discostandosi sempre più dal paracadute.

Decollando da un leggero pendio, la vela del nuovo mezzo doveva facilmente gonfiarsi a basse velocità e in volo occorreva migliorare tasso di caduta ed efficienza. Il tessuto e i cavi tubolari dei paracadute, che ben resistevano allo shock d'apertura in caduta libera, si rivelavano non solo inutili, ma controproducenti per le nuove esigenze.

Per ovviare a questo problema lo svizzero Laurent de Kalbermatten progettò delle ali utilizzando un tessuto per vele da nautica. Questo materiale leggero, inestensibile e a porosità zero rappresentò il punto di svolta, insieme ai cordini in fibra aramidica, per raggiungere prestazioni e robustezza impensabili fino a qualche anno prima.

Come efficienza, dai soli 2-3 km d'avanzamento per 1000 metri di quota persi, si passò ai 5-6 dei parapendio dei primi anni novanta. Poi, di anno in anno, ricerca aerodinamica sui profili, eliminazione delle resistenze parassite e il paziente lavoro di collaudo hanno portato a raggiungere sempre migliori traguardi in prestazioni e sicurezza, tanto che oggi i modelli piu' avanzati toccano i 10 metri di avanzamento per ogni metro di quota persa. Si possono quindi percorrere distanze notevoli, come nel caso del record europeo, 305 km, o quello momdiale che ha superato i 400. La velocità e' mediamente intorno ai 35-40 km/h, ma vi sono modelli avanzati che superano i 60 km/h.

Il parapendio, sebbene derivi dal paracadute da lancio, nulla ha piu' in comune con questo e come tale non funziona. La vela e' un'ala che deve volare per sostenersi. Il corpo della vela e' costituito da due superfici di tessuto parallele, tenute insieme da un certo numero di membrane verticali (centine) che la suddividono in "cassoni". La vela si gonfia prendendo aria dal bordo d'attacco (parte anteriore) e dando forma ad un profilo alare, mantenuto dalle centine. La parte posteriore ("bordo d'uscita") e' chiusa.

Il pilota guida il mezzo seduto e trattenuto in un imbrago, detto anche "selletta", da apposite cinghie. Questa viene agganciata alle "bretelle", dalle quali diramano verso la vela più serie di cavi, detti "cordini". Due comandi, detti anche "freni", stanno nelle mani del pilota e gli consentono di dirigere il parapendio, chiudendo ora l'una ora l'altra semiala lungo il bordo d'uscita e spostando contemporaneamente il peso del corpo dalla parte della virata. L'uso dei freni determina anche la velocità.

Come nel deltaplano, fanno parte dell'equipaggiamento paracadute d'emergenza, radio, casco, variometro, bussola e GPS. Nello stesso modo si decolla da un leggero pendio montano, si plana o si sfruttano le correnti ascensionali per mantenersi in volo. Il decollo avviene stendendo la vela sul prato, collegandola all'imbrago e sollevandola in volo con una breve corsa lungo il pendio.

vecchio parapendio 1
vecchio parapendio 2
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vecchio parapendio 6

struttura parapendioIl parapendio è quindi un mezzo pratico: si spiega la vela, ci si imbraga nella selletta e si decolla con una leggera corsa dal pendio. Quello che sembrava un lenzuolo spiegazzato, gonfiato dall'aria si trasforma in un'ala stupenda che dolcemente si alza in volo. Secondo il peso del pilota, la vela pesa tra i 5 e i 7 kg; la superficie e' di 20-30 mq.

Dopo l'atterraggio la vela viene semplicemente piegata e riposta in un grande zaino insieme a selletta, casco e ogni altro strumento. Il tutto si trasporta agevolmente sulle spalle (da 15 a 20 kg) pronto per il prossimo volo.

fascio funicolareseletta parapendioNel deltaplano e nel parapendio, mezzi sottoposti a severi collaudi prima dell'immissione sul mercato, la sicurezza e' notevole: volare non nasconde nulla di traumatico, nessun brivido lungo la schiena; scarica di adrenalina limitata a quanto basta per un'avventura indimenticabile. Si atterra dopo attenta osservazione delle condizioni aerologiche, a velocità controllata e senza nessuna evoluzione rocambolesca. Rimessi i piedi a terra la voglia è quella di tornare ancora in aria.

Gustavo Vitali

foto dall'alto: vecchi modelli di parapendio; struttura del parapendio e del fascio funicolare; un modello recente di imbrago (selletta)

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